Sicurezza delle banche

La sicurezza offerta dalle banche è fondamentale per scegliere con cognizione di causa i prodotti bancari che si intende sottoscrivere, in quanto, chiaramente, la solidità di un Istituto condiziona le proprie scelte riguardo ai conti correnti, ai conti deposito e agli altri prodotti e servizi bancari che esso propone e che si intendono scandagliare.

E' soprattutto in tempi recenti che si è fatto strada il problema della solidità delle banche, anche per colpa di certi disastri finanziari che hanno impazzato sulla stampa, in televisione e su Internet negli ultimi anni, portando sotto i riflettori problemi in realtà molto antichi, celati e trascinati da certi Istituti per anni e anni ed esplosi all'improvviso in tutta la loro drammaticità quando ormai il default era prossimo.

Del resto, il sistema bancario di ogni nazione contribuisce molto a determinarne lo stato di salute generale, in quanto l'economia, la circolazione di denaro che dà buona salute ai conti pubblici, sono strettamente dipendenti dalla capacità delle banche di garantire il credito a famiglie e imprese senza indebitarsi oltremisura.

La sicurezza che le banche riescono ad infondere nella loro clientela determina quindi anche l'andamento dell'economia nazionale, pertanto è evidente l'importanza di aumentarla il più possibile, diminuendo al contempo la sfiducia e lo sconforto dei cittadini che non vogliono altro che i loro risparmi siano al sicuro negli Istituti bancari e che i loro investimenti siano il più possibile sicuri, ferma restando l'impossibilità di garantirne il rendimento per taluni prodotti e di garantirne addirittura il capitale investito per altri.

La sicurezza delle banche non rappresenta un dato statico e in realtà non esiste nemmeno un proprio e vero parametro che indichi con semplicità, chiarezza e certezza se una determinata banca sia sicura o meno; è un concetto mutevole, la cui percezione, soggettiva appunto, si incontra con constatazioni oggettive fattibili sulla base di giudizi forniti da società specializzate e di parametri rinvenibili nei bilanci.

D'altra parte, è pur vero che banche molto grandi sono tenute maggiormente sotto controllo dai risparmiatori, dai mass media e dalla Banca d'Italia che, tra i suoi compiti, ha proprio quello di vigilare sulle banche italiane e quindi, alla fin fine, non si possono dare indicazioni certe sulla sicurezza di un Istituto sulla base della sua grandezza e le banche più sicure possono essere sia grandi che piccole.

Poiché anche banche molto grandi e note si sono trovate in situazioni di crisi nel corso degli anni, è intuitivo che la sicurezza assoluta sia un concetto ben lontano dall'esistere, ma chiaramente ha senso fare uno sforzo per individuare gli Istituti più solidi e seri, rivolgendo lo sguardo sia verso le banche tradizionali sia verso le banche online. La sicurezza delle banche online, infatti, è oggi molto alta e non ha molto da invidiare a quella delle banche tradizionali.

Rating delle banche


Nel concreto, per valutare la sicurezza delle banche, si deve innanzitutto studiare il loro rating, che consta di un giudizio rilasciato da apposite società di rating, in sostanza Standard & Poor's e Moody's, che sono americane, e Fitch Ratings, che è europea, grazie al quale si può conoscere il rischio finanziario che le riguarda e quindi, appunto, il livello di sicurezza e lo stato di salute di cui godono.

Il rating, conferito alle banche solo dietro loro richiesta, è espresso come una combinazione di lettere, dove con una tripla "A" si intende la valutazione massima, che indica, almeno sulla carta, uno stato di eccellenza per una banca; oggigiorno, con la crisi che non molla la presa, è molto difficile per una banca ottenere una tripla "A", quindi anche un giudizio più basso, ad esempio "BBB", può esprimere un buon livello di salute. Del resto, non è detto che il rating rispecchi alla perfezione la situazione reale degli Istituti esaminati, e vari scandali lo hanno ampiamente confermato.

Nel dettaglio, il rating dell'agenzia Standard & Poor's è pari al massimo a "AAA" e al minimo a "D", che indica una totale insufficienza che esprime la totale incapacità della banca di ripagare il debito. Il rating dell'agenzia Moody's è invece pari al massimo a "Aaa" e al minimo a "C", mentre il rating dell'agenzia Fitch Ratings è pari al massimo a "AAA" ed al minimo a "D", come per la Standard & Poor's.



In realtà, il concetto di rating non riguarda solo le banche ma anche le nazioni e le società; tutte e tre queste entità, infatti, si prestano ad essere valutate dalle agenzie di rating al fine di ottenere una indicazione sul loro livello di affidabilità e di solidità patrimoniale. Nello specifico delle banche, il rating è un indicatore della loro capacità di ripagare il debito e dà anche una indicazione della bontà degli strumenti finanziari da esse offerti, del rischio finanziario associato a prodotti bancari come quello dei conti deposito, che sono paragonabili, da un certo punto di vista, alle obbligazioni.

Per ogni banca, quindi, è possibile valutarne la sicurezza guardando, come prima cosa, il suo rating e decidendo se affidarsi o meno ad essa per un determinato prodotto sulla base dei rischi che sono così valutabili in funzione dei rendimenti offerti; dopo di ciò occorre valutare pure, ad esempio, coefficienti di solidità, bilanci di esercizio e relazioni infrannuali.

Poiché il tema della sicurezza delle banche è molto caro ai risparmiatori e agli investitori italiani, che preferiscono rinunciare a guadagni alti frutto di operazioni bancarie poco sicure e preferiscono informarsi a fondo prima di dare la loro fiducia ad un Istituto piuttosto che ad un altro, il rating risulta fondamentale per l'apertura di un rapporto all'insegna della serenità e della trasparenza, presso una banca che presenti un ottimo giudizio rilasciato dalle agenzie di rating.

Common Equity Tier 1


Oltre che con il rating, la valutazione della solidità patrimoniale delle banche, e quindi del loro stato di salute e sicurezza, può essere fatta con alcuni indicatori o alcune ratio, ossia con dei rapporti matematici tra parametri. In questo frangente, un coefficiente molto importante e rinomato è il Common Equity Tier 1, spesso abbreviato in CET1, che rappresenta per una banca, in sostanza, il capitale ordinario versato.

Il CET1 è un indicatore che viene derivato dal parametro Tier 1 capital, denominato anche Capitale Tier 1 o Core Tier 1, che rappresenta il costituente primario del patrimonio di una banca, ossia le sue azioni ordinarie e privilegiate, i suoi utili non distribuiti e le sue riserve al netto dell'avviamento.

In pratica, il parametro CET1 viene utilizzato come indicatore per il calcolo del rapporto tra il capitale di una banca e le sue attività soggette a rischio, in sostanza i prestiti concessi ai clienti e i titoli obbligazionari di possesso. Considerando quindi il rapporto tra il CET1 e le attività ponderate per il rischio si ottiene il parametro CET1 ratio, il cui valore deve essere superiore all'8% per poter parlare di buona salute di un Istituto e per scongiurare interventi di commissariamento, secondo quanto sabilito della BCE.

Ogni Paese membro dell'UE fa rispettare alle sue banche una apposita soglia minima per il Common Equity Tier 1 e la BCE, con un Supervisor Review and Evaluation Process, ha il compito di effettuare dei test che mettano in luce le criticità delle banche, al fine di individuare il coefficiente CET1 ratio da dover raggiungere entro tempi prestabiliti per non incappare in problemi di default e per garantire la tanto agognata sicurezza.

Il CET1 ratio di una banca può essere rinvenuto nel bilancio d'esercizio e nelle relazioni infrannuali nel loro insieme, che sono molto importanti anche a prescindere da questo parametro; tale documentazione fornisce informazioni utili per comprendere lo stato di salute di una banca, in particolare riguardo alla redditività, per comprendere le sue capacità finanziarie e la qualità degli impieghi, che diminuisce all'aumentare del peso dei crediti deteriorati rispetto al totale dei crediti.

Tra le banche più sicure, o almeno così considerabili in base all'indicatore CET1 ratio, vi sono UniCredit, la cui controllata Finecobank ha presentato nel settembre 2015 un CET1 ratio pari al 20,43%, Unipol Banca con un CET1 ratio del 17,60%, Banca Ifis con un CET1 ratio del 15,34%, Banca Intesa e Banca Generali con un CET1 ratio del 13,40% e Banca Mediolanum con un CET1 ratio del 12,23%, considerando percentuali rilevate nello stesso periodo.

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