Unione bancaria

L'Unione bancaria, o Banking union, consiste in un sistema atto ad uniformare l'operato delle banche europee ed i relativi controlli, e si aggiunge ai due cardini su cui si basa un'Unione Europea efficiente, ossia la moneta unica Euro e la politica monetaria della BCE.

Gli scopi principali prefissati dell'Unione bancaria erano quello di uniformare le condizioni di concessione del credito per tutti i cittadini, a prescindere dal loro Stato di appartenenza, con particolare riguardo ai costi dovuti agli interessi da pagarsi alle banche, quello di scongiurare i default degli Stati membri dell'UE a causa di default bancari di una certa rilevanza, e quello di tutelare i consumatori desiderosi di sottoscrivere un conto, sia esso un conto corrente, sia esso un conto deposito.

Certamente il meccanismo di salvataggio delle banche introdotto di recente non aiuta i consumatori a ritrovare la fiducia nel sistema bancario italiano, ma c'è da dire che è stato fatto anche molto allarmismo, creando confusione tra i cittadini, sempre più spaventati dall'eventualità di un prelievo forzoso sui conti correnti; i correntisti, in realtà, saranno gli ultimi a dover pagare in circostanze del genere, ammesso che le coperture degli azionisti e degli obbligazioni non fossero sufficienti allo scopo.

Oltre che alla protezione dei fondi di tutela quali il FITD e FGD, inoltre, grazie all'Unione bancaria si potrà ricorrere al Fondo Unico di liquidazione, almeno secondo le previsioni. Sebbene le premesse fossero buone, oggi la Banking union si sta però rivelando un flop, con risultati deludenti, anzi addirittura deleteri per l'economia.



L'Unione bancaria, al pari del Fiscal Compact, ossia del patto di bilancio europeo che prevede una serie di norme e vincoli di tipo economico, ha dimostrato addirittura di peggiorare le economie dei Paesi membri dell'UE, anziché rafforzarle. Così come il Fiscal Compact si prefissava di contenere il debito pubblico dei Paesi dell'Eurozona, diventando in fin dei conti un mezzo per il conseguimento della tanto odiata austerità e portando ad un ingente aumento del rapporto tra i debiti pubblici e i PIL degli Stati membri, l'Unione bancaria, incredibile a dirsi, ha finora colpito negativamente il sistema creditizio favorendo la recessione.

La Banking union, avendo peggiorato il rapporto tra capitale netto contabile e capitalizzazione di Borsa ed il rapporto tra impieghi e raccolta obbligazionaria, ha, di fatto, paradossalmente, amplificato la stagnazione economica, pagando lo scotto del meccanismo del bail-in, applicato in modo retroattivo, e delle svariate richieste di ricapitalizzazione da parte della vigilanza bancaria della BCE, quest'ultima al contempo impegnata ad attuare una politica monetaria, molto accomodante, per immettere liquidità nel sistema bancario al fine si agevolare le concessioni del credito e di far ripartire l'economia.

In altre parole, il bail-in statale, ossia il meccanismo di partecipazione degli investitori privati ai default degli Stati, tramite il PSI, acronimo di Private Sector Involvement, e le CAC, acronimo di Clausola di Azione Collettiva, ha portato al deprezzamento dei titoli di Stato, con la conseguenza che è diminuita drasticamente la relativa domanda e che anzi, chi già ne possedeva, spesso se ne è rapidamente liberato a prezzi di svendita, mentre il ben più celebre bail-in bancario, che prevede la partecipazione al risanamento delle banche anche da parte dei correntisti, oltre che degli azionisti e degli obbligazionisti, con le insistenze della vigilanza della BCE, ha portato al deprezzamento dei titoli bancari, sempre con la medesima conseguenza che è diminuita drasticamente la relativa domanda e che anzi, chi già ne possedeva, spesso se ne è rapidamente liberato a prezzi di svendita.

In sostanza, oggi è diventato più rischioso investire nelle banche europee e sottoscriverne le obbligazioni, la qual cosa ha portato all'abbassamento delle quotazioni delle azioni, a tal punto che in Italia, secondo le analisi dell'ABI, il sistema bancario è stato interessato, a maggio 2016, da una capitalizzazione di borsa di 83,4 miliardi di euro, mentre esattamente un anno prima essa era stata di 133,7 miliardi di euro, ossia oltre il 50% in più; insomma, a distanza di un solo anno si è assistito ad una perdita di ben 50,3 miliardi di euro.

La sottoscrizione di obbligazioni bancarie ha subito un calo sostanzioso da maggio 2014 a maggio 2016, passando da 491 miliardi di euro a 351 miliardi di euro, ossia subendo un decremento di ben 140 miliardi di euro in soli due anni, di cui 63 miliardi nell'ultimo anno considerato. La situazione, dall'introduzione dell'Unione bancaria, è quindi peggiorata, e non si può non percepire il fatto che tale istituzione sia stata implementata solo a metà, senza la capacità di spingere le banche a concedere maggior credito in modo sensibile, e questo nonostante l'immissione di liquidità da parte della BCE tramite il Quantitative Easing, con l'acquisto massivo di titoli di Stato.

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