Prelievo forzoso sui conti correnti

Ogniqualvolta la crisi economica subisce un peggioramento e quindi i mass media, Internet in primis, ne parlano abbondantemente, torna alla ribalta il tema del prelievo forzoso sui conti correnti, molto temuto dai correntisti italiani quanto dai correntisti stranieri.

Non va giustamente giù a nessuno, infatti, che il proprio denaro, magari guadagnato col sudore della fronte, venga prelevato forzatamente dallo Stato in cui si vive per fare cassa, a prescindere dall'urgenza dichiarata alla quale fare fronte; men che meno se lo Stato in questione ha sperperato il denaro dei contribuenti per anni, magari per decenni, per una cattiva gestione politica o anche per eventi di forza maggiore, o presunti tali.

Quando le incertezze sul piano economico, sociale e politico si fanno più insistenti, i comuni cittadini hanno paura e, in casi estremi, corrono in banca a prelevare il denaro anche in grandi quantità, in special modo se fiutano che potrebbe avere luogo un prelievo forzoso a favore delle banche entrate in crisi che, indirettamente, potrebbero mettere in crisi l'intero Stato.

Di fatto il bail-in, di cui tanto si è sentito parlare in tempi recenti, è stato introdotto, sotto richiesta dell'UE, proprio al fine di risanare le banche attraverso i soldi degli azionisti, degli obbligazionisti e dei correntisti, in ordine di approvvigionamento, ossia ricorrendo ai correntisti solo in ultima istanza e solo per le eventuali eccedenze al di sopra del tetto di 100.000 euro, importo non a caso coincidente con la soglia di protezione dei fondi di tutela dei depositi, in sostanza il FITD e l'FGD.

In realtà non si può non constatare che, nella pratica, è molto improbabile che avvenga un prelievo forzoso sui conti correnti, in quanto, tra le varie conseguenze, ciò metterebbe in cattiva luce la classe politica al governo, imbastendola di una impopolarità senza eguali. Insomma nessuno può dimenticare chi gli sottrae all'improvviso del denaro dal suo conto e non importa di quale colore politico si faccia parte.



Ciononostante va però anche ricordato che un prelievo forzoso sui conti correnti ha già avuto luogo in Italia in passato, esattamente nel 1992, quando il Governo presieduto dal premier Giuliano Amato diede il via libera all'infelice operazione senza preavviso e quindi, come un fulmine a ciel sereno, i correntisti italiani si videro sottrarre lo 0,60% dei loro averi, ossia il 6 per mille di quanto depositato; si parla di somme ragguardevoli per depositi consistenti, ma importanti anche per chi non aveva molto in banca. Allora fu soprattutto il principio di "violazione" dei conti per appropriarsi dei soldi degli Italiani a destare scalpore, ad indignare e a gettare le basi di una paura, più che giustificata, che il fatto si possa ripetere in futuro, di nuovo all'improvviso e senza possibilità di difesa o quantomeno di replica.

Il prelievo forzoso del 1992 avvenne, precisamente, su tutti i depositi bancari italiani, grazie ad un decreto legge di emergenza emanato, incredibilmente, il giorno dopo il prelievo, ossia l'11/07/1992, resosi necessario, a dire della classe dirigente del tempo, per la crisi che attanagliava i mercati e per la grave speculazione che interessava la Lira di allora. Portò infatti nelle casse dello Stato ben 11.500 miliardi di lire. Lo stesso decreto prevedeva altre misure drastiche quale quella dell'innalzamento dell'età pensionabile, quella dell'imposta straordinaria sugli immobili (in seguito trasformata in ICI) e quella della tassa sul medico di famiglia.

Non si tratta quindi solo di allarmismo: il prelievo forzoso sui conti è possibile, sebbene molto improbabile considerando anche che oggi è stato introdotto il meccanismo del bail-in per contrastare più efficacemente il problema del fallimento delle banche, a volte visto dall'opinione pubblica come naturale conseguenza di gestioni scellerate da parte dei diretti responsabili degli Istituti, prevenibile con maggiore serietà e maggiore attenzione verso i correntisti invece che verso il proprio tornaconto.

Bisogna anche sottolineare il fatto che, seppure un vero e proprio prelievo forzoso non avvenga da circa 25 anni, nel corso del tempo sono state introdotte delle forme di mini-patrimoniale, ossia di misure per il prelievo di denaro, a favore dello Stato, in percentuale dei patrimoni degli Italiani; l'imposta di bollo per i conti deposito, ad esempio, prevede infatti che lo Stato faccia cassa con lo 0,20% del capitale investito in un conto deposito vincolato.

Va infine sottolineato che, per quanto indigesto sia un eventuale prelievo forzoso sui conti correnti, esso è considerato perfettamente legittimo dall'Unione Europea, essendo compatibile con la normativa che prevede che gli Stati membri possano attingere al denaro dei cittadini per far fronte ad emergenze di un certo livello, che richiedano misure eccezionali.

Oggi come oggi, comunque, per quanto precedentemente esposto, corrono un rischio più concreto, seppure sempre estremamente ridotto, i conti con depositi superiori a 100.000 euro, una cifra limite di cui non dispongono molti risparmiatori italiani, sempre più provati dalla crisi e dalla pressione fiscale, e quindi sempre più poveri.

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