Conti correnti in tempi di crisi


Da anni, ormai, la crisi economica e finanziaria ha stretto nella sua morsa l'Italia e, con diversi livelli di gravità, il mondo intero, complice anche una politica spesso non all'altezza delle circostanze nefaste, fautrice di una cattiva gestione degli aspetti sociali che quindi molto hanno risentito, e risentono tuttora, di manovre non risolutive messe in atto a sproposito e, al contrario, di manovre messe prepotentemente in atto che sarebbe stato meglio non avessero mai visto la luce.

Come spesso accade, la crisi ha avuto per prima figlia la sfiducia, che è una brutta bestia per una lunga serie di ragioni. Il cittadino, attorno a cui dovrebbero ruotare le Istituzioni dello Stato e le leggi, ma che di recente sembra sempre più tartassato da oneri e dubbi sulla scelta del male minore riguardo alla destinazione del suo denaro, si trova inghiottito in una spirale di pessimismo in cui la luce della rinascita morale ed economica sembra solo un lontano ricordo e la percezione più incalzante sembra essere che il peggio debba ancora arrivare.

Una crisi forte come quella in atto da anni lascia un segno profondo ed abitua al pessimismo, anche laddovve si scorgessero spiragli di un miglioramento che sembra più frutto del caso, di fluttuazioni statistiche della negatività del fato, che di manovre politiche azzeccate. Ed ecco quindi che, in un clima del genere, i concetti di risparmio e investimento non possono che contestualizzarsi in un modo diverso rispetto a tanti anni fa.

Una volta il risparmiatore era quasi sempre anche un investitore cauto che trovava pane per i suoi denti nei conti correnti e nei conti deposito e riusciva a far fruttare il proprio denaro senza perdere tempo e senza sostanziali rischi; il guadagno arrivava in automatico senza nemmeno conoscere la materia, sapendo l'indispensabile su cosa siano una banca e un conto. Il risparmiatore di oggi, molto più cauto e diffidente, si rivolge ancora ai conti bancari e postali, ma senza la speranza di far fruttare i suoi quattrini in quel modo quasi magnifico che riempie solo i suoi più bei ricordi.

Insomma, non ci si illude più e si sa bene che quella tale banca che una volta elargiva il 4-5% lordo annuo per custodire gli altrui denari, oggi fatica a garantire una percentuale intorno al 2% e, se lo fa, magari pone la condizione che questo "regalo" valga solo per pochi mesi, giusto per un breve, fugace periodo promozionale. I tassi di interesse dei conti correnti e i tassi di interesse dei conti deposito si stanno lentamente arenando nel triste lido dello zero percento e chissà quando ritorneranno a sfiorare valori di decenza.

Certo, la crisi non è la sola responsabile di tanta funesta situazione e, tra gli altri, il Quantitative Easing di Mario Draghi ci ha messo molto di suo, sebbene sia stato introdotto con tutte le buone intenzioni di questo mondo, al fine di contrastare l'incalzante deflazione e favorire la ripresa dell'economia, in particolare con una spinta all'erogazione del credito a famiglie e imprese da parte delle banche.

Il cliente di oggi, sfiduciato, sa però bene che le alternative possono essere anche più deprimenti; investire oggi in Titoli di Stato, ossia in BOT, BTP, CCT e compagnia bella, o in PCT (Pronti Contro Termine) o in fondi vari, nonché sfidare la sorte nelle sempre rischiose azioni, non sembra una soluzione poi così ottimale e, se si rivolge lo sguardo verso la declamata solidità degli immobili e dell'oro, le cose non vanno tanto meglio e lo sconforto aumenta.

Ecco quindi che il ripensamento può riaffiorare all'improvviso perché, dopotutto, guadagnare denaro in sicurezza con l'atto del semplice deposito non è poi così male, anche se i rendimenti sono quelli che sono, e alla fin fine i conti correnti online e i conti deposito online, di norma senza spese per il cliente e facilissimi da aprire ed utilizzare, hanno la loro ragion d'essere, soprattutto in rapporto alla sicurezza che offrono sull'integrita del capitale depositato, in un panorama finanziario tanto desolante e avvilente.

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