Insidie nella scelta di un conto deposito

Per aprire un conto deposito ed utilizzarlo, anche online, non è necessario possedere molte conoscenze in ambito bancario o finanziario, né occorre essere esperti di computer o di Internet, come qualcuno potrebbe credere.

Nonostante sia piuttosto semplice aprire un conto deposito e nonostante esista una certa semplicità di utilizzo dei conti deposito, di qualunque tipologia essi siano, bisogna sempre ricordare che un minimo di studio dell'argomento è, ovviamente, necessario e che non esiste alcun investimento senza rischi, pertanto possono esistere delle insidie nella scelta di un conto deposito se non si presta un minimo di attenzione, che dovrebbe essere perseguita innanzitutto per buonsenso.

La prima cosa da dire è che pensare di trovare il conto deposito migliore in assoluto, bello e pronto, è pura utopia poiché, come è facilmente intuibile, non esiste il miglior conto deposito per chiunque, ma esiste il miglior conto deposito per le proprie esigenze, in funzione dell'entità del denaro che si ha a disposizione per l'investimento, del massimo periodo di tempo per cui eventualmente si sarebbe disposti a privarsene imponendo un vincolo, dell'eventuale esigenza di aprire contestualmente un conto corrente abbinato e della durata di un eventuale tasso promozionale offerto dalla banca, che potrebbe essere riferito solo ad un periodo iniziale e non all'intero periodo di vincolo, o comunque di deposito.



Assodato quindi che non esiste un conto deposito migliore in senso assoluto e che fidarsi ciecamente di chi propone la ricetta perfetta per tutti può poi rilevare non poche insidie, si dovrebbe fare uno sforzo per leggere almeno i fogli informativi, messi a disposizione dalla banca per fugare almeno i dubbi iniziali dei clienti; a volte basta una lettura veloce di questa documentazione per scovare insidie celate dalle tante belle pagine promozionali dei siti Web delle banche, che purtroppo, a volte, enfatizzano gli aspetti positivi della vicenda, tralasciando quelli più sfavorevoli per il cliente, quali quelli di costi occulti per determinate operazioni bancarie o servizi legati alla gestione del proprio conto, ad esempio per la ricezione, al proprio domicilio, dei documenti di sintesi o di comunicazioni periodiche.

Non si dovrebbe mai dimenticare che i tassi di interesse dei conti deposito, spesso scritti sui siti ufficiali delle banche a caratteri cubitali, sono espressi in percentuali annue al lordo della ritenuta fiscale, ossia che i tassi di interesse netti vanno ricavati sottraendo le tasse; inoltre, per calcolare il rendimento netto di un conto deposito si dovrà anche sottrarre il costo dell'imposta di bollo, in misura proporzionale al denaro depositato.

Le insidie più grandi possono però celarsi dietro allo stato di salute di un Istituto, che potrebbe abbracciare l'idea di compensare il calo di fiducia dei consumatori aumentando i tassi di interesse dei conti deposito da esso offerti in modo da incentivarne l'apertura. Bisogna dunque stare molto attenti alla salute di cui gode una certa banca, oltre alla sua nomea in generale, perché una banca in crisi può anche promettere interessi altissimi, ma può poi anche non mantenere le promesse; il rischio del cliente, in questi casi, non è soltanto quello di non percepire gli interessi convenuti, ma è anche e soprattutto quello di perdere il proprio denaro investito, fermo restando la sicurezza offerta dai fondi di tutela dei depositi, che rimborserebbero ogni depositante di ogni banca fino a 100.000 euro, in caso di default della banca.

Meglio quindi accontentarsi di un tasso di interesse inferiore puntando però su banche ritenute serie e solide, ma soprattutto che si trovino in un buono stato generale di salute, piuttosto che affidarsi a banche che offrono conti deposito con alti tassi di interesse, ma dalla serietà, dalla solidità e dallo stato di salute discutibili. Si pensi anche ai casi di cronaca recenti che hanno scosso il sistema bancario italiano e i risparmiatori, quali quelli della banca Monte dei Paschi di Siena e della Banca Marche, della Banca Etruria, della Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife) e della Carichieti, che hanno mostrato una serie di problemi legati principalmente ad incaute concessioni di credito protratte nel corso del tempo.

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