Deflazione e conti deposito

La deflazione consiste nel fenomeno opposto a quello dell'inflazione e rappresenta pertanto una progressiva diminuzione generale dei prezzi, dovuta al ristagno economico legato alla diminuzione della domanda di beni e servizi, ossia ad una riduzione degli acquisti da parte dei consumatori e delle imprese.

Mentre la disinflazione consiste in una riduzione nella crescita del tasso di inflazione, che si riferisce quindi ad un aumento dei prezzi contenuto, la deflazione descrive uno scenario in cui i prezzi diminuiscono sempre di più, oltremisura, la qual cosa, apparentemente positiva, è deleteria per l'economia, anche più di una inflazione contenuta.

L'esistenza di una inflazione controllata, di lieve entità, è infatti una condizione considerabile positiva per il sistema economico ed andrebbe dunque ricercata; sono state in questo senso messe in atto delle manovre correttive, tra le quali quella del Quantitative Easing, volta a contrastare la preoccupante fase di deflazione dei Paesi europei.

La deflazione, quindi, al contrario di quanto si potrebbe essere portati a credere, è per l'UE un problema concreto di maggiore rilevanza rispetto a quello dell'inflazione, almeno riferendosi alla situazione economica di questi ultimi anni. Tra l'altro, la speranza dei consumatori che i prezzi si abbassino ulteriormente innesca un circolo vizioso in cui gli acquisti diminuiscono sempre di più.

Le imprese, in particolare, risentono della deflazione ottenendo ricavi generalmente più bassi, dovuti a volumi minori di vendita, con la conseguenza che cercano di tagliare il più possibile i costi, tra cui quello del lavoro, con frequente ricorso a licenziamenti, senza contare che il risparmio in questi termini comporterebbe anche una riduzione degli investimenti, ad esempio in macchinari, in tecnologie più moderne e in nuovi settori di espansione aziendale.



D'altro canto, la deflazione tende a frenare il processo produttivo anche perché le aziende vedono un grande pericolo per i loro affari nella diminuzione dei prezzi, che riguarderebbe anche i loro prodotti immessi sul mercato per la vendita, soprattutto nelle circostanze in cui la riduzione dei prezzi riguardasse solo marginalmente le materie prime da esse acquistate per il processo produttivo; oltre al problema delle minori vendite, quindi, vi è quello dei profitti minori per ogni vendita.

Gli interessi dei conti deposito possono risentire non poco di una situazione di deflazione, innanzitutto perché alcune manovre correttive messe in atto dalla BCE per contrastarla incidono sulla disponibilità di liquidità delle banche che, ad esempio come conseguenza del Quantitative Easing di Mario Draghi, hanno venduto in modo massiccio titoli alla BCE e hanno quindi incrementato notevolmente il loro patrimonio liquido.

Purtroppo, il rischio speculazione è sempre dietro l'angolo e c'è quindi il rischio che una maggiore liquidità per le banche porti ad un loro arricchimento e non al miglioramento sociale, in particolare a quello connesso ai prestiti a famiglie ed imprese, queste ultime in continua necessità di attingere al credito per sopravvivere ed investire; in passato non sono mancati casi in cui discutibili personaggi legati al mondo bancario hanno intascato il denaro che avrebbero potuto destinare alla collettività sotto forma di finanziamenti e non solo.

Comunque, non avendo bisogno impellente di liquidità, le banche non hanno motivo di attingere insistentemente ai risparmi dei loro clienti offrendogli tassi di interesse alti, ragion per cui, almeno da questo punto di vista, i conti deposito sono contraddistinti da tassi di interesse via via decrescenti all'aumentare della liquidità a disposizione delle banche.

D'altra parte, in un periodo di dura crisi economica come quello in atto e con l'idea, nefasta per l'economia, che rimandando i propri acquisti si possa risparmiare sempre di più usufruendo di prezzi sempre più bassi, sono molti i risparmiatori che dispongono di somme di denaro che potrebbero investire, prevalentemente in modo sicuro, con garanzia della restituzione del capitale, ad esempio proprio in conti deposito, con l'ulteriore possibilità, da parte delle banche, di disporre di liquidità a buon mercato, la qual cosa rafforzerebbe la loro idea di potere continuare ad abbassare i tassi di interesse di tale strumento di investimento.

Il risparmio, quindi, può essere molto deleterio in un periodo di crisi come quello degli ultimi anni, anche perché diminuiscono l'occupazione e la ricchezza legata alla produzione di beni e servizi. Investire in un conto deposito rimane comunque abbastanza conveniente, anche perché gli altri prodotti di investimento risentono a loro volta del problema della deflazione e quindi già tenere al sicuro il proprio denaro in un conto con la garanzia di non perderlo mai costituisce una grande opportunità, cosa questa molto apprezzata da molti risparmiatori e investitori italiani.

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