Aumento dei costi dei conti correnti


Il mondo dei conti correnti presenta talvolta delle sorprese negative riguardo ai costi che i clienti devono sostenere per utilizzare e mantenere un conto, e questo può accadere anche dopo che è stato firmato il contratto ed è passato del tempo.

Quello delle spese occulte è un grosso problema che interessa un gran numero di prodotti, non solo bancari, ma a volte i costi che il cliente sostiene per il suo conto sono davvero quelli preventivati e il problema che può presentarsi è invece quello della mutazione delle condizioni contrattuali da parte della banca, un'azione unilaterale che può avere luogo all'improvviso durante la durata del rapporto bancario.

Tipicamente quel che succede è che una banca invia una comunicazione al cliente, via email o via posta tradizionale, per avvisarlo che da lì a poco il suo conto corrente verrà a costare di più, per un motivo o per un altro, e che avrà a disposizione un certo periodo di tempo, di almeno 60 giorni, per legge, per rescindere dal contratto, qualora non fosse d'accordo con le nuove condizioni economiche. A volte il cliente non riceve nemmeno una comunicazione chiara di questo tipo e può scoprire che qualcosa sul fronte dei costi sta cambiando o è gia cambiata consultando la sua area personale sul sito ufficiale della banca.

La problematica interessa perlopiù le banche tradizionali, che di norma presentano già dei costi in relazione ai loro conti correnti, mentre le banche online tendono ad essere più conservative sulla loro politica a zero spese. I motivi del rincaro possono essere molteplici e la pratica dimostra che ogni banca adduce motivi propri che, molto spesso, sono diversi da quelli addotti da altre banche. Sembra quindi che non esista una motivazione universalmente riconosciuta, una motivazione reale inoppugnabile per l'aumento dei costi.

Si può quindi immaginare la diffidenza di molti clienti verso queste circostanze di aumento dei costi dei conti correnti e, analogamente, di aumento dei costi dei conti deposito, e si capiscono così anche le pesanti critiche mosse, tra gli altri, dalle associazioni dei consumatori, verso rincari non sempre giustificati. In particolare, si è fatta avanti, in questo senso, Altroconsumo, segnalando le banche Deutsche Bank, Banco Popolare e Intesa Sanpaolo, richiamando così l'attenzione della vigilanza della Banca d'Italia.

Le giustificazioni addotte dalle banche sono infatti di diverso tipo e riguardano diverse cause di forza maggiore, per così dire. Una delle motivazioni più popolari coinvolge il salvataggio delle banche, un'altra riguarda l'abbassamento dei tassi della BCE, un'altra ancora ha a che fare con il tetto unico per le tariffe interbancarie riguardanti le transazioni con carte di pagamento, istituito dall'UE, e infine un'altra è legata, almeno in parte, all'aumento dell'IVA di alcuni anni fa.

La giustificazione più preoccupante è forse quella che considera come causa dei rincari il salvataggio delle banche. Per salvaguardare i correntisti italiani, infatti, per legge sono stati istituiti dei fondi di tutela, tra i quali il FITD, ossia il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che rimborserebbe ciascun depositante di ciascuna banca fino ad un massimo cumulativo di 100.000 euro, in caso di default. Ebbene, in caso di fallimento di un Istituto, il fondo si attiva con dei contributi da parte di tutte le altre banche che aderiscono al fondo, che vengono versati all'occorrenza e non in maniera preventiva, sotituendo così un ammanco di volta in volta.

Questo avviene nel caso in cui il salvataggio della banca sulla quale ventilava lo spettro del default, con ricorso al bail-in, ossia a quel meccanismo di risanamento dall'interno, non abbia dato i frutti sperati e la banca sia stata costretta a chiudere i battenti, con una moltitudine di clienti in attesa di rimborso nei termini stabiliti dalla legge. In questo caso, quindi, l'onere dei rimborsi spetta proprio alle altre banche e queste, quindi, per rifarsi delle loro perdite, possono essere spinte ad aumentare i costi dei conti correnti, a discapito dei consumatori.

Il problema, in questo caso, è serio perché i fallimenti bancari, in questi ultimi anni, sono diventati sempre più frequenti e quindi, di conseguenza, desta molta preoccupazione il sempre più sostanzioso rincaro a spese dei poveri correntisti, ragione questa sufficiente per allertare la Banca d'Italia che si è dunque adoperata per capire a fondo la situazione, mediante un'indagine approfondita, e per mettere un freno agli aumenti, con anche la possibilità di dar vita a rimborsi ai clienti.

Un'altra motivazione addotta dalle banche per giustificare gli aumenti dei costi contempla le tariffe interbancarie. In sostanza, la banca del cliente applica delle commissioni alla banca dei commercianti per l'utilizzo di carte di pagamento da parte del cliente, ad esempio in casi di pagamento mediante carta di credito. Poiché la UE ha stabilito un taglio di tali tariffe, giudicate troppo esose, alcune banche hanno deciso di compensare il loro minor guadagno dai commercianti, aumentando appunto i costi dei conti correnti e quello delle carte di pagamento ad essi associate.

In soldoni, si stima che, da gennaio 2013 a marzo 2017 vi sia stato un aumento dei costi per le famiglie del 16%, con una spesa media per famiglia di 134 euro contro i 115 euro del 2013, con riferimento all'Indice Sintetico di Costo per famiglie con operatività media e, nei 9 mesi a cavallo tra il 2016 e il 2017, svariate banche, almeno 6 tradizionali, hanno aumentato i costi dei conti correnti da loro proposti, oltre a rivedere al ribasso gli eventuali tassi di interesse a favore dei clienti.

Giusto per fare qualche esempio di banche promotrici di rincari nel 2017, l'aumento dei costi dei conti correnti italiani di Deutsche Bank è pari a 24,32 euro una tantum, giustificato dai costi per il salvataggio delle banche, mentre quello di Banca Intesa Sanpaolo si spinge fino a 120 euro all'anno per i conti Zerotondo e Facile, giustificato dai tassi negativi applicati dalla BCE alle banche, pari a -0,40%. Altre banche che hanno aumentato i costi per almeno una delle loro offerte di conti correnti sono UniCredit, il Banco Popolare prima che si fondesse con la BPM, ossia con la Banca Popolare di Milano, UBI Banca e CheBanca!.

Mentre Deutsche Bank, Banco Popolare e UBI Banca hanno attribuito la colpa del rincaro al salvataggio delle banche, UniCredit e CheBanca! hanno attribuito la colpa al tetto stabilito dall'UE per le tariffe interbancarie, mentre Banca Intesa Sanpaolo l'ha attribuita all'eccessivo abbassamento dei tassi BCE, scesi ad un valore negativo. Il salvataggio delle banche, in effetti, secondo l'ABI, è costato, nel 2015-2016, ben 9 miliardi di euro, a fronte di 40,2 milioni di conti correnti italiani attivi nel 2016 che potrebbero, almeno in parte, risentirne, o che ne hanno già risentito.

Quello che si può fare se dovesse pervenire una comunicazione di modifica unilaterale del contratto da parte della propria banca che preveda un aumento dei costi per un certo conto corrente, è dapprima fare un reclamo alla banca, dopo di che ricorrere all'ABF, ossia all'Arbitro Bancario Finanziario, oppure cambiare banca e aprire, gratuitamente, un conto corrente di base o ancora meglio uno dei tanti conti correnti online a zero spese che impazzano sul mercato, con possibilità di trasferimento veloce del conto. Per aprire un conto corrente online, comodamente e velocemente, bastano solo un documento d'identità ed il codice fiscale.

Ogni comunicazione in tal senso, comunque, per essere valida deve contenere il motivo preciso dell'aumento dei costi e deve dare al cliente un periodo di tempo di almeno 60 giorni per adeguarsi accettando implicitamente le nuove condizioni, secondo la politica del silenzio-assenso, oppure per chiudere il rapporto bancario senza costi aggiuntivi e rivolgersi altrove. Senza un preavviso in questi termini e senza una giustificazione della modifica unilaterale del contratto, non sono rispettati i requisiti formali che rendono la comunicazione valida a livello normativo.

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