Ritenuta fiscale sugli interessi


I conti correnti sono i pilastri tecnici del risparmio, in quanto permettono di mettere facilmente da parte del denaro utilizzando una piattaforma offerta da una banca o dalle Poste, magari in previsione di circostanze future che richiedano l'immediata disponibilità di soldi, non necessariamente per eventi funesti.

Si pensi, ad esempio, ad un matrimonio o ad una situazione in cui si decida di voltare pagina e di farsi una bella vacanza per evadere dalla routine e dallo stress quaotidiani, oppure ad una occasione per l'acquisto di un appartamento o all'impellenza di dover cambiare l'auto. A volte è necessario, o quasi, avere un gruzzoletto da parte per affrontare le incombenze che la vita spesso riserva.

I conti correnti sono quindi degli strumenti di risparmio per mettere da parte una certa somma di denaro e si comportano, così, come un salvadanaio, ma hanno anche un'altra utilità, almeno in linea di principio: far fruttare il capitale depositato generando un rendimento dall'applicazione, da parte delle banche, di un tasso di interesse creditore, ossia a favore del cliente.

L'idea del guadagno facile per mezzo di un conto corrente è sempre viva nell'immaginario collettivo e i conti deposito hanno contribuito non poco ad alimentarla, pur trattandosi di strumenti bancari diversi. Basti pensare a quanta pubblicità impazza su Internet riguardo ai conti bancari per capire quanto vasta sia l'offerta in tal senso e, in mezzo a tanta abbondanza, si pensa che ci saranno delle soluzioni ottimali per ottenere un rendimento dal deposito del proprio denaro.

L'idea è valida, sicuramente lo è stata, ma il periodo buio che stiamo vivendo fa sì che i conti correnti in tempi di crisi non siano oggi poi così remunerativi come si potrebbe credere, soprattutto se si considerano gli interessi netti a fronte di quelli lordi promessi dalle banche.

Va, cioè, considerato che lo Stato richiede il pagamento di una tassa sugli interessi maturati, che ne riduce fortemente il valore netto. Si tratta di un pagamento alla fonte, automatico, pertanto il cliente vedrà solo l'accredito degli interessi netti sul suo conto, dopo che la banca avrà decurtato le tasse e l'imposta di bollo che, per i conti correnti a deposito libero intestati a persone fisiche, è attualmente pari a 34,20 euro annui ed è dovuta solo per giacenze medie annue superiori a 5.000 euro.

Allo stato delle cose attuale, la ritenuta fiscale sugli interessi è pari al 26%; questo perché i conti correnti, dal punto di vista remunerativo, quindi solo da un certo punto di vista, sono stati inquadrati, anni fa, come degli strumenti di investimento e sono dunque assoggettati ad una tassazione piuttosto alta, di certo superiore a quella, ad esempio, dei Titoli di Stato e dei Buoni Fruttiferi Postali, che prevedono una percentuale pari a solo il 12,50%.

Quelle dei conti correnti sono, insomma, per lo Stato, delle rendite finanziarie su cui applicare la massima ritenuta fiscale in vigore per i prodotti di investimento, un concetto certamente discutibile, che però non cambia lo stato dei fatti.

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