Libretti al portatore

I libretti al portatore fanno parte della famiglia dei libretti di risparmio, ossia dei supporti cartacei che comprovano l'apertura, presso una banca o presso le Poste, di un deposito a risparmio, uno strumento per certi versi molto utile e comunque molto utilizzato dai risparmiatori italiani.

Se il deposito a risparmio è stato aperto presso le Poste Italiane, si parla precisamente di libretti di risparmio postale al portatore che presentano caratteristiche del tutto analoghe a quelli bancari. Si tratta, cioè, sempre di documenti rilasciati dalla banca o dalle Poste al depositante, che debbono essere presentati allo sportello per eseguire le operazioni previste e sui quali vengono tracciate le varie operazioni compiute.

Sui libretti al portatore viene quindi tenuta traccia di tutte le movimentazioni che hanno interessato il deposito a risparmio, ossia quelle dei prelievi e quelle dei versamenti, con tanto di date contabili. Le varie movimentazioni possono essere il frutto sia di operazioni compiute dal cliente, sia di operazioni compiute direttamente dalla banca, quali quella di accredito della pensione, quella di accredito di interessi a favore del cliente e quella di addebito di spese a carico del cliente.

I libretti al portatore si distinguono dall'altro tipo di libretti di risparmio, ossia dai libretti nominativi, per il fatto che possono essere impiegati da qualunque soggetto che li detenga, appunto da qualunque portatore, e non sono quindi collegati a priori in modo stretto ad uno o più soggetti utilizzatori, in quanto non vi è l'indicazione rigida del beneficiario e, per questo motivo, sono, in un certo senso, equiparabili ai contanti; sono comunque ufficialmente associati ai soggetti che li detengono all'inizio, ai titolari originari, e tutti i successivi eventuali utilizzatori vengono comunque identificati e censiti dalla banca quali portatori correnti.

Dal punto di vista delle remunerazioni dei libretti al portatore, non c'è molto di positivo da dire; si tratta, infatti, di strumenti di risparmio a rendimento pressoché nullo, considerando che, negli ultimi anni, il tasso di interesse medio offerto è sceso intorno allo 0,01%. Per questo motivo molti risparmiatori, oggigiorno, preferiscono semplicemente aprire un conto corrente a zero spese senza complicarsi la vita con prodotti bancari adibiti al deposito di denaro che non offrono alcun guadagno tangibile.



Per capire che le cose riguardo agli interessi percepibili con un libretto al portatore sono molto cambiate rispetto a un tempo, basti pensare che, tra il 1934 e il 1970, il tasso di interesse garantito per un libretto postale era del 2,52% e questo senza dover considerare la ritenuta fiscale che invece oggi è pari al 26% degli interessi, mentre tra la metà degli anni Settanta e gli anni Novanta il tasso di interesse aveva addirittura raggiunto picchi dell'8%.

In effetti, il deposito su un libretto al portatore può anche essere vincolato e prevedere, almeno in teoria, un tasso di interesse maggiore come contropartita per la privazione di denaro da parte del beneficiario, ossia del titolare o del portatore, per un certo periodo di tempo, ma in pratica, oggi, si parla comunque di tassi di interesse irrisori; non ha quindi molto senso considerare nemmeno questa opzione nella speranza di percepire interessi significativi e inquadrare così il libretto come un buono strumento di investimento.

Tra l'altro vi sono dei limiti per l'utilizzo dei libretti al portatore e la normativa prevede che il loro saldo non possa mai superare il valore di 1.000 euro, stabilito dal decreto Salva-Italia del 2011 quale misura di contrasto al riciclaggio. Inoltre, prevede che quando vi è un cambio del portatore, il vecchio e il nuovo portatore debbano presentare alla banca la dichiarazione di cessione che attesti il passaggio di possesso, firmata da entrambi, entro 30 giorni dall'esibizione. Sono previste sanzioni amministrative per chi non adempie a questi obblighi.

La nuova normativa riguardo ai libretti al portatore, che fa parte del decreto che ha recepito la direttiva europea sulle misure di anti-riciclaggio, grazie alla modifica degli articoli 49, 50 e 51 del decreto legislativo n. 231 del 2007 prevede che, a partire dal 04/07/2017, tali libretti non possano essere più rilasciati, né dalle banche né dalle Poste, e che quelli vecchi già in possesso vengano estinti entro il 31/12/2018. Pur esistendo dei paletti per il loro utilizzo, infatti, tali libretti consentono di incassare denaro direttamente per il semplice possesso, dando vita a problematiche sulla corretta tracciatura e riconducibilità dei fondi in movimento.

Dopo tale data limite i libretti al portatore verranno trasformati in libretti nominativi, con la chiara indicazione del titolare, o in un altro strumento di risparmio. Si tratta di una quantità ingente di libretti da far emergere, se si pensa che già solo i libretti di risparmio postali, nel loro insieme, mostravano un saldo complessivo di ben 119 miliardi di euro nel bilancio al 31 dicembre 2016.

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