Sanzioni per comunicazioni scorrette sui tassi di interesse

Purtroppo le banche non sono sempre serie, solide e cristalline nel comunicare con i clienti, ed è inutile nascondere che anzi, talvolta, alcune di esse sono oggetto di scandali siffatti da minare la credibilità dell'intero sistema bancario.

La fiducia dei consumatori nelle banche è purtroppo stata intaccata più volte nel corso del tempo, soprattutto per i fatti di cronoca che hanno riguardato negativamente il Monte dei Paschi di Siena e le quattro banche divenute tristemente famose per il loro stato di default, ossia la Banca Etruria, la Banca Marche, la Carichieti e la Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife).

In un background del genere potrebbe non stupire, ad esempio, la sanzione impartita alcuni anni fa dalla AGCM, ossia dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, alle banche, per comunicazioni scorrette riguardo ai tassi di interesse offerti, che costituiscono il pilastro per la scelta del miglior conto deposito per il proprio caso d'investimento.

In pratica, al pari di ciò che avviene nel mondo delle imprese, anche le banche possono mettere in atto pratiche commerciali scorrette, e in questo caso è finita nel mirino dell'AGCM addirittura UniCredit, un colosso del sistema bancario italiano. L'Autorità ha contestato all'Istituto una promozione che riguardava il conto deposito vincolato Conto Risparmio Sicuro, ritenuta poco chiara nei confronti dei consumatori, riguardo ai tassi di interesse applicati investendo in tale conto.



Nel dettaglio, l'AGCM ha ritenuto che le condizioni di sottoscrizione del conto deposito non fossero rispecchiate in modo adeguato nella campagna pubblicitaria, che quindi risultava omissiva di informazioni importanti per una scelta consapevole da parte dei consumatori; di fatto la pubblicità evidenziava la sussistenza di rendimenti per la clientela scaturenti dall'applicazione di un tasso di interesse massimo applicato per l'intera durata del deposito, mentre la realtà dei fatti vedeva l'applicazione di tale tasso solo per l'ultimo dei 5 anni.

Oltre a questa situazione, grave soprattutto per la grande enfasi che la banca aveva dato all'offerta del tasso di interesse promozionale, l'AGCM ha rivelato anche la mancanza di informativa sulla durata minima del vincolo per usufruire di tale tasso, pari a 18 mesi. Chiaramente, un potenziale cliente che avesse avuto necessità di disporre nuovamente del proprio denaro non troppo in là nel tempo, avrebbe potuto trovare interessante l'offerta, per poi rendersi conto, al momento della sottoscrizione, che si sarebbe dovuto privare del suo denaro per almeno un anno e mezzo, perdendo così tempo e, magari, rinunciando al contempo ad altre offerte di altre banche più confacenti alla sua situazione.

Inutile dire che, a causa comunicazioni scorrette sui tassi di interesse, i clienti hanno perso denaro che pensavano di guadagnare, ottenendo rendimenti molto inferiori al previsto, e si sono quindi rivelate giuste le sanzioni applicate.

La lezione che si può imparare da questa vicenda particolare è che è buona norma informarsi bene sulle reali condizioni offerte da una banca, leggendo attentamente i fogli informativi che si possono rinvenire sia nelle agenzie bancarie sparse sul territorio, sia sui siti ufficiali degli Istituti; bisogna soffermarsi, in particolare sulle parti che definiscono il tasso di interesse offerto nelle varie condizioni, che può variare sia in funzione del tempo di vincolo che dell'entità del capitale da investire.

Va a tal proposito ricordato che il tasso di interesse di un conto deposito è espresso come percentuale su base annua ed è al lordo della tassazione prevista per il conto deposito; per ottenere il rendimento netto si dovrà sottrarre al rendimento lordo, rapportato al periodo di vincolo, sia la ritenuta fiscale, attualmente pari al 26% degli interessi, sia l'imposta di bollo, attualmente pari allo 0,20% dell'intero capitale.

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