Conti deposito, BOT e BTP

I conti deposito, nonostante ultimamente non siano proprio un esempio di investimento ad altissimo rendimento, si ritagliano un posto speciale tra gli investimenti a bassissimo rischio, anche per via della facilità con cui è possibile aprirli ed utilizzarli.

Mentre un tempo i conti deposito online, in particolare, erano poco noti ma molto remunerativi, oggi le cose si sono un po' invertite, i tassi di interesse offerti dalle banche sono calati sensibilmente, ma al contempo ha avuto luogo una diffusione di tali prodotti bancari a macchia d'olio tra i consumatori, sempre più attratti da investimenti sicuri sia in termini di integrità del capitale investito, sia in termini di interessi percepiti.

Anche i titoli di Stato, in particolare BOT e BTP, sono stati oggetto di radicali cambiamenti, che hanno riguardato i rendimenti e quindi l'interesse degli investitori nella loro sottoscrizione; di fatto, la loro popolarità è molto diminuita nel corso del tempo a causa di un forte abbassamento degli interessi netti a favore dei consumatori, oggi molto prossimi a zero.

Il BOT, acronimo di Buono Ordinario del Tesoro, è un titolo di Stato che, di norma, ha una durata massima di un anno, e già in questo differisce molto dal conto deposito, che può invece essere sottoscritto sia in modo libero, senza scadenza, sia vincolando il capitale per un certo numero di mesi o di anni, anche per più di 5 anni. A differenza del BOT, il conto deposito offre rendimenti di rispetto, nonostante la crisi, che possono arrivare anche al 2% lordo annuo, mentre un tempo superavano spesso anche il 4% lordo annuo.

Il BTP, acronimo di Buono del Tesoro Poliennale, è un titolo di Stato che, di norma, ha una durata massima di 3, 5, 10, 15 o 30 anni, e in questo differisce dal conto deposito, sebbene in misura inferiore al BOT poiché, nel caso di BTP, possono essere più confrontabili i periodi dell'investimento, che si considera a lungo termine. Anche in questo caso il conto deposito, a differenza del BTP, offre rendimenti di tutto rispetto, ben superiori a quelli pressoché nulli del titolo di Stato.



Sia i BOT che i BTP possono essere acquistati in tagli da 1.000 euro e quindi possono differire dai conti deposito che, normalmente, non prevedono una somma minima da depositare per la sottoscrizione, nemmeno nel caso in cui siano vincolati; in alcuni, rari casi, ciò non è vero e quindi può capitare di imbattersi in una banca che richieda il deposito di una somma di denaro minima, se non altro per percepire gli interessi sostanziosi offerti.

I BOT e i BTP si basano sul meccanismo delle aste per la determinazione del valore di ogni emissione, con la partecipazione degli intermediari finanziari, e gli interessi percepiti dai sottoscrittori sono computati in funzione della differenza tra il valore di rimborso e il valore di emissione dei titoli e non sono noti in anticipo, ma solo dopo il responso delle aste. I conti deposito, invece, presentano interessi fissi e ben noti in anticipo, al momento della sottoscrizione del conto e dell'eventuale vincolo.

Un altro punto di divergenza tra BOT, BTP e conti deposito vincolati è quello della tassazione degli interessi che, per i titoli di Stato, è pari al 12,5%, ed è quindi agevolata, mentre per i conti deposito è pari al 26%; questa differenza abissale viene giustificata dal fatto che il conto deposito è visto, dal punto di vista dello Stato, come un vero e proprio strumento di investimento, da tassarsi pienamente al pari di altri prodotti d'investimento quali le azioni e le obbligazioni, mentre i titoli di Stato, pur rappresentando anch'essi strumenti di investimento, vengono più associati ad una idea di risparmio, che in ogni caso lo Stato propone con insistenza in forma agevolata per risanare le sue provate casse.

Un'altra differenza tra conti deposito, BOT e BTP riguarda la possibilità, per i titoli di Stato, di potere essere acquistati e venduti nel mercato secondario, che invece non esiste per i conti deposito; è quindi possibile effettuare una compravendita di BOT e BTP prima della scadenza dei titoli, riuscendo, in taluni casi, anche a ottenere rendimenti consistenti e con la possibilità di potere rientrare in possesso del proprio capitale prima della scadenza. Riguardo ai conti deposito vincolati, solo alcuni sono svincolabili in anticipo rispetto alla data di scadenza, a volte dopo il pagamento di una penale e, in ogni caso, al prezzo di perdere gli interessi pattuiti.

Le cedole dei BTP vengono corrisposte semestralmente, anno per anno, quindi in maniera non dissimile dalla filosofia messa in atto per alcuni conti deposito, le cui banche hanno previsto una liquidazione degli interessi appunto su base semestrale, o trimestrale, anziché alla scadenza, come normalmente avviene. In alcuni, rari casi, gli interessi dei conti deposito vengono elargiti addirittura in anticipo. I BOT, invece, sono privi di cedole e, se acquistati durante il collocamento, danno vita immediatamente agli interessi, cosa che avviene molto raramente con i conti deposito, come poc'anzi esposto.

BOT, BTP e conti deposito garantiscono il capitale investito e quindi si comportano analogamente dal punto di vista della sicurezza; non proprio allo stesso modo, perché i BOT e i BTP sono garantiti dallo Stato, mentre i conti deposito sono garantiti dal FITD e dall'FGD, che sono fondi di tutela bancari, istituiti per rimborsare ogni depositante di ogni banca fino ad un massimo di 100.000 euro nel malaugurato caso di fallimento, considerando cumulativamente conti correnti e conti deposito aperti presso uno stesso Istituto.

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