FITD e FGD, fondi di garanzia per i depositi

FITD e FGD sono due acronimi che stanno, rispettivamente, per Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e per Fondo di Garanzia dei Depositanti, e costituiscono fondi di garanzia istituiti dalle banche per proteggere i loro clienti da rischi di perdita del loro denaro depositato o investito presso di esse. Le Banche di Credito Cooperativo, le BCC, aderiscono all'FGD, mentre tutte le altre banche aderiscono al FITD.

Non esiste investimento senza rischio, ma è evidente che tipi di investimento diversi presentano rischi diversi, a volte abissalmente diversi, e non ha senso tentare di prendere una decisione sulla bontà di un possibile investimento guardando solo ai rendimenti previsti trascurandone i rischi; tutto va cioè ponderato a dovere considerando sia i pro che i contro di ogni possibile investimento.

I conti deposito costituiscono una forma di investimento che non si sottrae all'attenzione dell'investitore in questi termini, ossia vanno inquadrati in relazione ai rendimenti che possono offrire, ma anche in relazione al rischio di perdita degli interessi previsti e anche dello stesso capitale investito. E' in questo frangente che il FITD e l'FGD entrano in gioco, garantendo l'investitore da possibili perdite del capitale investito.

Il meccanismo di assicurazione e di eventuale rimborso è molto semplice e si basa sul fatto che, quando una banca è in difficoltà tale da andare in default, ossia di fallire, le altre banche danno vita ad un fondo di garanzia per rimborsare i depositanti, avendo stipulato una sorta di accordo di solidarietà; in altre parole, fintanto che tutto va bene e le banche godono di ottima salute, il fondo esiste solo sulla carta, non esiste materialmente con disponibilità immediata di capitali, ma esisterà concretamente solo nel momento di crisi di un Istituto bancario.

Nel caso, quindi, di fallimento di una banca, il FITD oppure l'FGD, a seconda della natura della banca, interverrà per rimborsare i clienti che ne abbiano diritto, sotto la direttiva della Banca d'Italia, che avrà appunto l'onere di richiedere alle banche la raccolta di fondi per fare fronte all'emergenza. Una conseguenza infelice di questo meccanismo è che, nel caso in cui ad essere in crisi fossero più banche contemporaneamente, oppure solo alcune banche ma molto grandi, ci sarebbe il rischio che si mandino in crisi altre banche in salute, in quanto queste dovrebbero contribuire alla costituzione del fondo di garanzia, subendo a loro volta una perdita con conseguente possibilità di crisi.



C'è a questo punto da dire che, mentre in Italia non esiste un reale accantonamento di denaro per il fondo, che quindi si basa solo su un accantonamento contabile, in buona parte degli Stati della UE le banche accantonano il denaro dei fondi in maniera reale, con una disponibilità effettiva di denaro in caso di problemi, e questa concretezza rende tali fondi migliori di quelli italiani, almeno in questo frangente della reale disponibilità di fondi di rimborso al momento del bisogno.

E' previsto per legge che ogni banca italiana debba aderire ad un fondo di garanzia per tutelare i depositi dei propri clienti, pena la revoca dell'autorizzazione a svolgere l'attività bancaria, con la presenza di un limite sul massimo capitale rimborsabile nel caso peggiore di fallimento della banca presso cui si ha il deposito. Il limite massimo di rimborso è fissato a 100.000 euro per depositante per banca, così come stabilito dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011 n. 49, il che significa che, se ad esempio un certo conto deposito è intestato a due persone, ciascun cointestatario avrà diritto al rimborso massimo di 100.000 euro. Analogamente, se un depositante ha un conto deposito presso diverse banche, sarà garantito fino al massimo di 100.000 euro per ogni conto di ogni banca.

Oggi, con l'entrata in vigore di nuove, migliori leggi, il titolare di un conto deposito, nel cso di default della propria banca, può ricevere il rimborso da parte del FITD o dell'FGD in tempi molto più brevi di quelli previsti una volta, quando recuperare il proprio denaro era una vera impresa, dovendosi attendere dai tre ai nove mesi per il rimborso dei primi 20.000 euro, ed un ulteriore tempo di svariati mesi, stabilito dalla Banca d'Italia, per il rimborso della cifra rimanente; i tempi di rimborso di oggi prevedono invece che l'intera somma dovuta venga rimborsata entro 20 giorni a partire dall'atto effettivo di liquidazione coatta della banca incorsa nel fallimento, con al massimo 10 giorni di proroga per alcuni casi eccezionali stabiliti dalla Banca d'Italia.

Storicamente parlando, l'FGD delle BCC ha origini più antiche del FITD, in quanto ebbe origine dal Fondo Centrale di Garanzia delle Casse Rurali ed Artigiane del 1978, mentre il FITD ebbe vita nel 1987. Questo avvenne perché le Banche di Credito Cooperativo nacquero con una forte presenza territoriale per favorire investimenti a carattere locale e per concedere mutui, garantendo sicurezza ai risparmiatori e agli investitori del luogo; solo successivamente, le altre banche non facenti parte del sistema di Credito Cooperativo compresero l'importanza di offrire garanzie alla propria clientela e convennero di istituire appunto un fondo di garanzia, dapprima a partecipazione facoltativa, con una successiva partecipazione obbligatoria imposta dalla legge italiana.

In realtà, questi fondi di garanzia bancari non riguardano solo i conti deposito ma anche i conti correnti, siano essi online o classici, i libretti di risparmio nominativi, i certificati di deposito nominativi e gli assegni circolari, mentre sono esclusi dalla garanzia, ad esempio, i pronti contro termine.

Il concetto di fondo di garanzia per i depositi non è prettamente italiano, e infatti le banche all'interno della Comunità Europea che hanno succursali in Italia, possono facoltativamente integrare la garanzia tipica dello Stato a cui appartengono con quella del FITD italiano, mentre le banche fuori dalla Comunità Europea operanti anche in Italia devono per legge aderire al FITD italiano o ad un altro fondo di garanzia equivalente.

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