Controlli incrociati sui conti correnti

Il problema dell'evasione fiscale in Italia è di grande portata e di difficile soluzione, e diverse volte il Governo ha provato a contrastare un fenomeno, divenuto ormai insostenibile, attraverso direttive più o meno efficaci che, a dire il vero, nella pratica sono spesso risultate delle soluzioni tampone di portata limitata più che una soluzione definitiva al problema.

L'evasione fiscale incontrollata alimenta l'idea dell'illegalità diffusa e getta le basi per una disparità economica e sociale molto indigesta per chi paga regolarmente le tasse, conscio che potrebbe pagarne in misura minore se tutti quanti le pagassero parimenti, con la conseguenza che il problema è davvero molto serio e complesso.

Una delle modalità di contrasto all'evasione fiscale si basa sulla messa in atto di controlli incrociati sui conti correnti, istituiti dall'ex premier Mario Monti con il celebre decreto salva Italia per circondarli di una maggiore trasparenza che andasse a beneficio della collettività. Con l'introduzione di un'anagrafe per i conti correnti, lo Stato ha oggi un'arma in più per contrastare l'increscioso fenomeno dell'evasione.

Direttive in tal senso si scontrano però inevitabilmente con potenziali problemi di privacy, ragion per cui il Garante della Privacy aveva dato il suo benestare alla manovra del Governo, a patto che fossero rispettate le norme a difesa del diritto della privacy del cittadino, cioè a patto che i flussi di dati che dalle banche dovevano arrivare all'Agenzia delle Entrate per i controlli fossero protetti. Ovviamente, però, le ragioni di privacy non possono ostacolare il diritto del Fisco di salvaguardare le casse dell'Erario, quindi si sono attivati dei tavoli di discussione per trovare le migliori soluzioni alla problematica.



Il Garante della Privacy, nella veste di Antonello Soro, ha quindi posto in essere dei controlli sulle procedure di analisi dei dati, per accertare la salvaguardia della protezione dei dati stessi e quindi la riservatezza dei contribuenti; innanzitutto doveva essere garantita la riservatezza del canale di comunicazione per scongiurare un illecito accesso ai dati da parte di malintenzionati, dopo di che bisognava far sì che l'analisi dei dati avvenisse per condivisione, tra le banche e l'Agenzia delle Entrate, solo delle informazioni del totale degli addebiti e degli accrediti e dei saldi iniziale e finale.

Con un flusso di dati contenente le informazioni necessarie per le verifiche anti-evasione inviato dalle banche all'Agenzia delle Entrate una sola volta all'anno, cancellando l'onere di più trasmissioni annuali, si poteva così agire attivamente contro un fenomeno divenuto incontrollabile, per recuperare almeno una parte delle somme sottratte all'Erario.

Oggi come oggi, nascondere capitali all'Erario non è più semplice come una volta, anche perché il recente Decreto di attuazione della legge 18 giugno 2015, n. 95 e della direttiva 2014/107/UE del Consiglio, del 9 dicembre 2014, ha reso tracciabili tutti i trasferimenti ed i depositi di denaro in ben 76 Paesi del mondo, pertanto è davvero diventato molto rischioso per un aspirante evasore provare a nascondere le proprie finanze al Fisco, anche tentando di trasferirle all'estero nella speranza di sfuggire alla sua morsa.

Chiaramente, con i soli controlli incrociati sui conti correnti non si risolverà completamente il problema dell'evasione fiscale, e si dovrà quindi agire contemporaneamente su più fronti per ottenere dei risultati concreti, degni di nota; si dovrebbe favorire sempre più l'utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici per potere così tracciare il più possibile le movimentazioni di denaro e, probabilmente, si dovrebbero pure inasprire le pene per gli evasori fiscali, soprattutto se recidivi.

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