Oneri per i conti correnti dei frontalieri

Un tempo la Svizzera era considerata il Paese perfetto per aprire un conto corrente e trasferirvi capitali, meglio se ingenti, sperando in una sensibile riduzione della pressione fiscale sul proprio denaro e contando su un leggendario, granitico segreto bancario.

Oggi le cose sono cambiate non poco e quel velo di anonimato che ha caratterizzato i conti correnti svizzeri per molti anni si è dissolto sotto gli occhi increduli di molti risparmiatori ed investitori di tutto il mondo: dal 2018 il segreto bancario sarà solo un ricordo e il Fisco italiano potrà mettere le mani sui dati dei conti e dei patrimoni localizzati nella Confederazione Svizzera ed intestati a soggetti residenti in Italia.

Tra le varie disposizioni in merito a questi importanti cambiamenti vi è quella, partorita nel decreto salva Italia, che prevede il pagamento di una imposta da parte dei cittadini italiani che siano intestatari di un conto corrente in Svizzera, in particolare dei cittadini frontalieri, in continuo bilico tra l'Italia e la Svizzera, che devono sborsare lo 0,15% dell'importo del deposito, una mini-patrimoniale insomma.

Già in passato vi era stato l'interessamento dell'Agenzia delle Entrate alla faccenda, che nel 2009 ricordava l'esigenza del monitoraggio fiscale, in sostanza l'obbligo, da parte dei correntisti italiani che avevano aperto un conto corrente all'estero, di dichiarare al Fisco italiano, a fine anno, le giacenze del proprio conto detenuto in Svizzera, e anche gli averi finanziari, in pratica gli investimenti su vari fronti, e questa richiesta è stata poi estesa ai frontalieri. Sarebbe stato possibile regolarizzare la propria posizione irregolare, qualora questo fosse stato il caso, mediante autodenuncia da presentarsi entro il 30/09/2015, secondo i termini del decreto Voluntary Disclosure. In base agli accordi tra Italia e Svizzera è così finito il mito del paradiso fiscale svizzero oltre a quello del segreto bancario svizzero.



Chi lavorava in Svizzera ed era intestatario di un conto corrente di una banca della Confederazione, ad un certo punto non ha più potuto godere dei privilegi di un tempo e, per la legge sulla trasparenza, ha dovuto firmare una liberatoria per il trasferimento delle informazioni del suo conto all'Agenzia delle Entrate italiana, con conseguente possibilità di tassazione in Italia secondo gli scaglioni IRPEF, pena il blocco improvviso del proprio conto. Ci sono state polemiche per il fatto che alcune banche svizzere hanno bloccato molti conti correnti senza preavviso anche prima della scadenza prefissata per rilasciare la liberatoria richiesta.

Tra l'altro, molti lavoratori che accreditavano il loro stipendio su un conto svizzero avevano già pagato le tasse per il denaro percepito, a volte presente sul conto in misura ingente, quindi la possibilità di dover pagare altre imposte ha generato un gran caos e ha messo in subbuglio non solo i correntisti ma anche i sindacati e la stessa Agenzia delle Entrate, sommersa da richieste di informazioni e chiarimenti.

E' andata relativamente bene a chi ha fatto la dichiarazione prevista, in cui ha tra l'altro assicurato che le proprie attività finanziarie non erano poste in violazione del diritto tributario italiano, ed ha pagato in tempo i 34 euro di bollo richiesti per un conto con giacenza media annua superiore a 5.000 euro, e tutto sommato è andata bene pure a chi ha pagato in stato di morosità con un modesto aggravio di 25 euro, mentre hanno rischiato sanzioni pesanti tutti gli altri che, a causa della mancanza di chiarezza sull'argomento, o altri motivi, sarebbero potuti essere additati addirittura come evasori.

I frontalieri correntisti di un conto corrente svizzero non devono compilare il quadro RW del modello Unico per dichiarare al Fisco italiano i trasferimenti di denaro sul conto, ma devono compilare il quadro RM, al fine di informare l'Agenzia delle Entrate degli interessi maturati sul conto. La compilazione del modello Unico è obbligatoria anche per chi ha sul conto una giacenza media annua non superiore a 5.000 euro.

Con l'accordo fiscale stretto tra Italia e Svizzera il 23/02/2015 si è dato il via ad un reciproco scambio automatico di informazioni tra i due Paesi, si è dato vita alla fine del segreto bancario in quanto, a partire dal 2018, la Svizzera trasmetterà all'Agenzia delle Entrate italiana tutte le informazioni riguardanti i depositi e gli investimenti dei soggetti italiani, e sono stati definiti i termini dell'imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri e della regolarizzazione dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione Svizzera da parte di tutti i soggetti residenti in Italia, anche non frontalieri.

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