Commissione di massimo scoperto

La commissione di massimo scoperto rappresenta il prezzo che il cliente deve pagare alla banca per avere la possibilità di portare il suo conto corrente in rosso mediante una concessione di fido, ossia per potere sforare rispetto alla disponibilità del suo conto corrente e potere così provocare una copertura, da parte della banca, che faccia fronte a questa possibile mancanza di fondi del cliente.

In tempi di crisi economica e finanziaria ci vuole poco ad andare in rosso, sconfinare rispetto alle disponibilità del proprio conto corrente. L'eventualità di uno scoperto non è quindi così remota come si potrebbe credere e chiunque potrebbe trovarsi all'improvviso in una spiacevole situazione di questo tipo.

Nei casi di sconfinamento rispetto alle disponibilità del conto il cliente dovrà pagare degli interessi, scaturenti dall'applicazione di un tasso di interesse debitore che deve essergli noto a priori, sulle somme prelevate quando il conto era in rosso, ossia prelevate in una circostanza di credito concesso dalla banca, ma dovrà pagare anche una commissione per la messa a disposizione, da parte della banca, di fondi per gli affidamenti, che non può superare lo 0,5% del valore del fido accordato per trimestre, ed una commissione di istruttoria veloce, che non può essere applicata per sconfinamenti al di sotto di 500 euro che abbiano una durata di al massimo 7 giorni consecutivi per ogni trimestre.

La commissione di massimo scoperto viene calcolata considerando il tasso previsto da contratto ed è dovuta pure se non si attinge al fido bancario che consente di potere utilizzare il proprio conto corrente anche al di sotto della disponibilità dei propri fondi, fino ad un certo limite massimo noto al momento della sottoscrizione del contratto di apertura di credito. Risulta quindi molto importante l'informazione del tasso della commissione di massimo scoperto.

In sostanza si tratta di una commissione che ha la sua ragion d'essere per il fatto che la banca si accolla un rischio per l'eventualità che il cliente possa utilizzare una certa somma di denaro massima non di sua proprietà, in una circostanza di saldo a debito. Essa, per rispettare la norma antiusura, va computata nel calcolo che dà vita al TAEG, ossia all'indice ISC, molto utile per calcolare il costo complessivo, a carico del cliente, dell'utilizzo di una certa concessione di credito.



La commissione di massimo scoperto deriva dalla provvigione di conto, che consiste nell'aggio dovuto alla banca, ossia nel denaro messo a disposizione del cliente ma da questi non utilizzato. La banca, quindi, percepisce sia la provvigione di conto sulle somme di denaro a disposizione ma non utilizzate dal cliente, sia gli interessi convenzionali sulle somme di denaro utilizzate.

Da un punto di vista normativo, con il Decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie ed imprese, lavoro ed occupazione, convertito nella Legge 28 gennaio 2009, n. 2, è stato sancito che non è applicabile alcuna commissione di massimo scoperto a fronte di utilizzi in assenza di fido oppure se il saldo del cliente risulta a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni; ha stabilito inoltre che la banca non può richiedere commissioni al cliente, tramite richiesta di accettazione di clausole, se il cliente non preleva la somma di denaro messa a disposizione dalla banca o se la banca prevede una commissione indipendentemente dall'effettiva durata dell'utilizzo dei fondi, tranne nel caso in cui le commissioni per il servizio di messa a disposizione del denaro siano indicate con patto scritto non rinnovabile tacitamente, assieme al tasso debitore per la quotaparte di denaro effettivamente utilizzata.

Le commissioni, quando legittime, devono quindi tenere conto della durata dell'affidamento richiesto dal cliente, ma devono tenere anche conto dell'importo di sconfinamento nel saldo a debito; possono essere proporzionali a questi due parametri così che, a sconfinamenti di maggior durata e di maggior importo possano conseguire commissioni più elevate.

In maniera analoga la provvigione di conto è considerabile valida se indicata con patto scritto e in modo omnicomprensivo, come percentuale dell'affidamento complessivo sommato agli interessi dovuti per la parte di denaro effettivamente prelevata.

La commissione di massimo scoperto può essere calcolata con un criterio assoluto, secondo il quale va considerato il massimo saldo debitore presente nel conto scalare, oppure con un criterio relativo, secondo il quale va considerato il massimo saldo debitore tra i saldi debitori di durata superiore a 10 giorni. Vi è anche un criterio misto che considera il massimo saldo debitore soltanto nel caso in cui nel riassunto scalare sia presente una successione debitoria di durata superiore a 10 giorni.

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