Abbassamento dei rendimenti dei conti deposito

I conti deposito hanno rappresentato un'ottima opportunità di risparmio ed investimento per diversi anni, raggiungendo un picco di popolarità in un periodo di tempo in cui offrivano tassi di interesse, a favore dei clienti sottoscrittori, anche superiori al 4% lordo annuo, con picchi intorno al 5%.

C'era chi, in detto periodo, preferiva riporre semplicemente i propri risparmi in un conto deposito piuttosto che complicarsi la vita in investimenti dal dubbio rendimento, includendo in questo insieme di possibilità anche quelli immobiliari. In fin dei conti, con tassi di interesse così alti, non aveva molto senso investire nemmeno nel caro, vecchio mattone.

Oggigiorno la situazione è molto cambiata e non si può di certo più parlare di tassi di interesse stellari, che giustifichino un investimento in un conto deposito alla cieca, senza prima valutare tutte le altre opzioni possibili. Anche se tale scelta rimane buona in molti casi, è evidente che se quando si è fortunati si riesce ad ottenere un tasso di interesse lordo annuo del 2%, significa che qualcosa è davvero cambiato in peggio su questo fronte.



L'abbassamento dei rendimenti dei conti deposito costituisce, da qualche anno a questa parte, un serio problema per chi era abituato ad investire denaro in modo molto semplice e sicuro, evitando soluzioni potenzialmente più remunerative, ma soggette a rischi concreti e a difficoltà nelle fasi di analisi e di adesione.

Uno dei motivi per cui si sta assistendo a questo abbassamento continuo dei tassi di interesse creditore risiede nel perdurare del Quantitative Easing, misura introdotta da Mario Draghi per immettere liquidità nelle banche al fine di favorire la concessione del credito a famiglie e imprese. Di fatto, il cuore del meccanismo consiste nell'acquisto massivo e continuativo, da parte dello Stato, di titoli detenuti dalle banche.

Il suddetto meccanismo ha ragion d'essere poiché, anni orsono, a crisi economica inoltrata, le banche italiane erano in sofferenza riguardo alla liquidità e questo faceva sì che i tassi di interesse dei conti deposito fossero invoglianti affinché clienti e potenziali clienti sottoscrivessero un tipo di rapporto bancario che avrebbe portato liquidità nelle casse delle banche. Con il passare del tempo, la misura, introdotta con nobili motivi, ha però portato con sé l'effetto collaterale del disinteresse delle banche in nuova liquidità e quindi al calo inarrestabile dei tassi di interesse a favore dei clienti.

Pur permanendo nelle banche il desiderio di accaparrarsi nuovi clienti, rimane il fatto che, per un bel po' di tempo, esse continueranno a non fare a gara per offrire tassi di interesse degni di nota. Ciononostante, il conto deposito rimane uno degli strumenti di investimento più gettonati, sebbene molto meno di un tempo, anche in considerazione del fatto che pure i rendimenti valutati su altri fronti oggi non offrono grandi opportunità.

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