Confronto tra conti deposito e beni immobili

Il motivo principale che spinge ad aprire un conto deposito è quasi sempre quello di volere investire del denaro in uno strumento bancario semplice da attivare e da utilizzare e che non riservi brutte sorprese sia riguardo al capitale investito sia riguardo all'entità degli interessi percepiti.

Il conto deposito è dunque uno strumento di investimento a tutti gli effetti e, come tale, può essere confrontato con altri strumenti di investimento quale il classico mattone, bene rifugio da tempo immemore, oggetto di fiducia universalmente riconosciuto in tempi di crisi, al pari ad esempio dell'oro. Si può investire in un bene immobile in due sensi: sperando in una rivalutazione del bene futura grazie alla quale ottenere quindi un guadagno da successiva rivendita, e sperando di ottenere un guadagno da affitto del bene. A volte si utilizza la nomenclatura real estate per indicare gli immobili e quindi si parla anche di investimento in real estate.

Investire in un bene immobile, ad esempio nel classico appartamento di una palazzina, non è una operazione tanto semplice, per una serie di motivi, e quindi, sul fronte della comodità, il conto deposito è senza dubbio di gran lunga il favorito in un confronto diretto tra i due strumenti di investimento.

Aprire un conto deposito, soprattutto se si circoscrive l'interesse nei conti deposito online, è estremamente semplice e richiede solo pochi minuti di tempo, una connessione ad Internet e un conto corrente di appoggio, denominato anche conto predefinito, che serve sia a convalidare l'apertura di un conto deposito sia a comunicare con il conto deposito stesso una volta aperto, al fine di alimentarlo con nuovo denaro e di prelevare denaro.

Acquistare un appartamento, o comunque un bene immobile assimilabile, è tutt'altra cosa, vuoi per le cifre che ci sono spesso in ballo per un immobile di qualità che non nasconda brutte sorpree, vuoi per le pratiche burocratiche da disbrigare, vuoi per il rischio intrinseco a cui è soggetto qualunque bene immobile, quale quello di deterioramento, che anche se minimo è continuo col tempo, quello di distruzione per incendi, terremoti o altre calamità naturali, quello di non riuscire ad affittarlo con continuità dovendo comunque pagare le relative tasse e le eventuali spese di condominio, se l'investimento verte in questi termini, e quello di ritrovarsi dopo un po' di tempo con il bene svalutato.



A prescindere dal fatto che un bene immobile venga o meno affittato, esso sarà sempre oggetto di deperimento, che spesso e volentieri costringe ad effettuare costose ristrutturazioni, e comunque anche il mercato del mattone è oggi in crisi, così come è in crisi quello finanziario, con speciale riguardo ai conti deposito che non offrono di certo più i cospicui tassi di interesse di alcuni anni fa, quando percepire un tasso di interesse del 4% era considerato più che normale.

Per gli investimenti in immobili incentrati sull'affitto, è bene capire quale sia la tassazione a cui si va incontro, per rendersi conto della convenienza di un tale investimento. Fondamentalmente è possibile scegliere una tassazione su base IRPEF oppure con cedolare secca. Con la tassazione su base IRPEF l'importo dell'affitto viene tassato secondo scaglioni di reddito e, al fine di individuare lo scaglione corretto, si dovranno considerare anche eventuali altri redditi che si percepissero, ad esempio quello da lavoratore dipendente. Con la cedolare secca, invece, la tassazione sarà pari al 21%, ossia ad una percentuale di valore fisso, e in questo caso i redditi non andranno cumulati ai fini IRPEF in fase di dichiarazione dei redditi.

Dovrebbe essere evidente che la cedolare secca è in genere più conveniente per chi ha altri redditi tali che, assommandogli quello dell'affitto, si arriverebbe ad uno scaglione IRPEF alto, con una percentuale di tassazione notevole; in caso contrario potrebbe convenire la tassazione ordinaria IRPEF, con il vantaggio della rivalutazione annuale ISTAT del canone di locazione. Con la cedolare secca, infatti, il canone dell'affitto non può essere cambiato per tutta la durata del contratto, mentre con la tassazione su base IRPEF, ogni anno il canone può aumentare di una certa percentuale, chiaramente minima, legata all'aumento del costo della vita, ossia sostanzialmente all'inflazione.

Per i conti deposito, invece, la tassazione prevista è del 26%; oltre a questo costo per il cliente, va considerato anche l'onere dell'imposta di bollo, dovuta per legge in misura dello 0,20% del capitale depositato, tranne che nei casi in cui la banca se la accolli pagandola allo Stato al posto del cliente.

C'è anche da dire che è possibile affittare un immobile a canone concordato, pagando tasse in maniera agevolata, il 10% con la cedolare secca. Per usufruire di una siffatta agevolazione, però, è necessario soddisfare alcuni requisiti, tra cui quello di stabilire un canone di affitto non superiore ad una certa soglia fissata in funzione di vari parametri imposti dagli accordi negoziali, e quello di affittare l'immobile per almeno 3 anni più 2. Una soluzione di questo tipo potrebbe quindi essere o non essere conveniente, a seconda dei casi.

Sebbene con un conto deposito vincolato si debba aspettare il tempo concordato per ottenere gli interessi pattuiti, che potrebbe essere di mesi o di anni, con un investimento immobiliare si corre il rischio di riuscire a disinvestire solo dopo molto tempo, dopo tanti anni, solo superato un lungo periodo in cui il mercato potrebbe essere stagnante e non offrire buone garanzie per un profitto da rivendita. Disinvestire un immobile è insomma molto più difficile che prelevare il denaro da un conto deposito, anche nel caso in cui si fosse costretti a prelevare da un conto deposito vincolato in anticipo rispetto alla data di scadenza convenuta.

Torna a Confronto tra conti deposito e altri prodotti di investimento.