Fondo europeo di garanzia dei depositi

Da tempo si parla di realizzare una vera unione bancaria a carattere europeo, riferendosi ad un insieme di norme, di procedure e di indicazioni attuative che consentano una gestione omogenea nell'UE di tutto ciò che ruota attorno al sistema bancario.

Di recente si parla molto di lavorare, allo scopo, su tre fronti: una vigilanza unica sugli Istituti di credito, una procedura di risoluzione unica delle crisi bancarie tramite bail-in ed un fondo europeo di garanzia dei depositi, che tuteli i conti correnti ed i conti deposito di ogni depositante di ogni banca fino ad una certa cifra massima. In sostanza si persegue l'obiettivo di pervenire a sistemi di condivisione del rischio e delle azioni di risanamento a livello comunitario.

A livello locale, ogni nazione prevede già degli organismi di garanzia, con soglie di copertura massima variabili da Paese a Paese; per l'Italia esistono il FITD e l'FGD, ossia il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi ed il Fondo di Garanzia dei Depositanti, quest'ultimo previsto per le BCC, ossia le Banche di Credito Cooperativo, entrambi fondi di tutela istituiti per legge al fine di rimborsare ogni depositante di ogni banca andata in default fino a 100.000 euro.



L'EDIS, acronimo di European Deposit Insurance Scheme, che si riferisce appunto al fondo europeo di garanzia dei depositi, avrebbe quindi il ruolo di garantire in modo uniforme i depositanti a livello europeo, in maniera analoga a quanto già avviene per ogni Stato membro, nella speranza di proteggere le banche dai possibili traumi locali e di scollegare il rischio degli Stati membri da quello del sistema bancario/finanziario. La direzione intrapresa dalla Commissione Europea è quella di semplificare la vita ai cittadini europei puntando al contempo sulla trasparenza, con un più ampio respiro che riguardi non solo i depositi ma anche la gestione del credito e quindi del debito.

Per quanto riguarda la realizzazione del fondo europeo, sono state previste tre fasi: una fase, denominata di ri-assicurazione, dal 2017 al 2019, che prevede che una banca andata in crisi possa utilizzare anche le risorse del fondo europeo qualora quelle dei fondi nazionali si fossero rivelate insufficienti al risanamento, un'altra fase, denominata di co-assicurazione, che avrà luogo a partire dal 2020, che prevede una responsabilità solidale di tutte le banche europee in caso di crisi di ogni banca, con un intervento diretto del fondo europeo per il 20% del valore del rimborso, e infine un'ultima fase, di piena operatività, che avrà luogo a partire dal 2024, che prevede l'entrata sulla scena del fondo europeo a pieno regime, al posto di quelli nazionali.

Si stima che il fondo europeo di garanzia dei depositi dovrà essere costituito dallo 0,8% della somma di tutti i depositi bancari e sarà realmente costituito da fondi versati direttamente dalle banche, tramite tranche annuali di importo pari al 12,5% del totale, per un periodo quindi di otto anni. Si può subito notare il grande vantaggio della costituzione del fondo, che ha finalmente carattere reale e non è soltanto frutto di una istituzione sulla carta, come avviene invece oggi per i fondi di tutela dei depositi italiani. In caso di default bancario, quindi, i fondi per i rimborsi sarebbero subito disponibili, a vantaggio dei risparmiatori.

Con il fondo europeo di garanzia dei depositi, inoltre, si evince l'importante principio che vede le banche risanarsi con i loro stessi fondi, con uno spirito di reciproco aiuto, di solidarietà bancaria che non fa gravare i salvataggi sui singoli Paesi e quindi sui risparmiatori, che non avranno più così sulle loro spalle un ulteriore aumento del debito pubblico dovuto alle crisi bancarie.

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